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Da gennaio 20 mila accertamenti fiscali sui frontalieri delle province confinanti

2014-08-25 11.50.06

CANNOBIO - Ventimila accertamenti fiscali, tramite lettera, ad altrettanti lavoratori frontalieri residenti oltre la fascia dai 20 km dal confine. Non da parte della Confederazione elvetica, cui gli elettori con il referendum del 9 febbraio scorso hanno dato mandato di rinegoziare gli accordi bilaterali con l’Unione europea.

Né dal Canton Ticino che, da tempo, preme perché la fascia dei 20 chilometri venga abolita. Ma da parte italiana. Questo il grido d’allarme lanciato, questa mattina a Cannobio nell’incontro promosso dal sindaco Giandomenico Albertella, da Robertino Bay (segretario dell’Organizzazione cristiano sociale ticinese per il Locarnese e il Bellinzonese). Da qui l’urgenza di convocare, entro il 2014, una Conferenza programmatica, una sorta di Stati Generali del frontalierato. A chiamare a raccolta enti locali, amministrazioni regionali di Lombardia e Piemonte, interlocutori istituzionali del governo che stanno trattando con la Svizzera gli accordi in materia fiscale, sarà la provincia del Verbano Cusio Ossola <la sola con Belluno e Sondrio cui una legge dello Stato ha delegato funzioni di “politica” estera” nei rapporti con i cantoni confinanti>. Dalla Provincia i frontalieri s’aspettano un atteggiamento più incisivo di quello svolto fino ad ora da Piemonte e Lombardia che, ha riconosciuto il vicepresidente dell’amministrazione Chiamparino, Aldo Reschigna “fin dall’inizio hanno avuto un atteggiamento freddo verso la comunità di lavoro italo svizzera Regio Insubrica, alla cui fase costituente avevo partecipato (da sindaco di Verbania, ndr”). Una volontà di dialogo riscontrata dal nuovo sindaco di Verbania, Silvia Marchionini,”alla mia prima partecipazione, quando ho proposto l’aliscafo per frontalieri, non ho trovato alcuna opposizione, anzi ho riscontrato interesse e disponibilità”.

Che i problemi per i frontalieri arrivino soprattutto dal disinteresse italiano, l’ha detto anche il presidente del coordinamento provinciale lavoratori frontalieri del Vco: “Il referendum del 9 febbraio è anche una conseguenza dell’atteggiamento di disinteresse dell’Italia. Se dal Ticino continuano ad alzare il prezzo, chiedendo ad esempio un abbassamento della quota di ristorni fiscali (oggi al 38,8) oppure l’abolizione della fascia dei 20 km (che imporrebbe ai lavoratori la doppia dichiarazione con relativo maggior esborso scoraggiando così una mano d’opera che s’accontenta di stipendi inferiori a quelli dei residenti, ndr) è anche perché in Italia nessuno li contrasta. Qualcuno dovrebbe ricordargli i 90 milioni di euro che restano al fisco svizzero”. “I primi segnali dell’esito del referendum s’iniziano già ad avvertite”, ha rivelato Locatelli: “Chiedono diplomi svizzeri per certe mansioni”. Uno sforzo finora vano perché ci sono professionalità, ad esempio nella sanità non medica, che non sono reperibili sul mercato ticinese

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