A Luino minacce alla moglie con la pistola di fronte alla figlia: pena raddoppiata
La bimba, cinque anni, assisteva a maltrattamenti e minacce: “Ti brucio viva”. La pm aveva chiesto due anni, il giudice ha dato il doppio

È una condanna ben più severa di quella richiesta dall’accusa quella pronunciata dal tribunale di Varese: quattro anni di reclusione per un uomo imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia. Il pubblico ministero Maria Claudia Contini aveva chiesto due anni di carcere, ma il Collegio ha ritenuto le aggravanti prevalenti e ha deciso per una pena doppia rispetto alla richiesta.
Il caso riguarda una serie di episodi avvenuti tra il 2020 e il 2021 nella zona del Luinese. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe sottoposto l’ex compagna a violenze fisiche e psicologiche, anche in presenza della figlia neonata. Uno degli episodi contestati risale a novembre 2020, quando la donna sarebbe stata aggredita e costretta a rifugiarsi in camera da letto insieme alla bambina, trovando protezione solo nella suocera.
Dopo quell’evento, la convivenza si interruppe, ma gli incontri tra i due proseguirono. Nel febbraio 2021, un’altra presunta aggressione sarebbe avvenuta in un albergo, dove la donna si trovava con la figlia di soli cinque mesi. In un altro episodio, l’imputato si sarebbe presentato già alterato alle prime ore del mattino con una pistola in mano, aumentando il clima di terrore attorno all’ex compagna.
In aula, la difesa, rappresentata dall’avvocato Corrado Viazzo, ha sostenuto che le azioni dell’uomo erano motivate dalla volontà di impedire alla donna, allora incinta, di assumere droga. Ha inoltre richiesto l’assoluzione, o in subordine, l’esclusione delle aggravanti e la riduzione della pena. Tuttavia, il tribunale ha accolto in pieno la tesi accusatoria, infliggendo all’imputato una condanna più severa del previsto. Un verdetto che si inserisce nel quadro sempre più rilevante delle violenze domestiche denunciate in sede giudiziaria.
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