“Libri Parlanti”: a Luino un incontro per superare i pregiudizi sulla migrazione
Gli studenti dell'Istituto "Città di Luino - Carlo Volonté" hanno incontrato le storie di chi ha vissuto il viaggio della migrazione, sfidando gli stereotipi e aprendo nuovi orizzonti di comprensione

(A cura del Gruppo di Lavoro per l’Integrazione di Luino)
Il 18 marzo abbiamo avuto l’opportunità di recarci presso l’Istituto “Città di Luino – Carlo Volonté” con i Libri parlanti, un’iniziativa promossa dal Gruppo di Lavoro per l’Integrazione di Luino per offrire una prospettiva nuova sul tema della migrazione. L’obiettivo è quello di superare la visione stereotipata e spersonalizzante che si può celare dietro la parola “migranti”.
Troppo spesso, infatti, questo termine viene utilizzato per descrivere una massa indistinta di persone, trasformandola in un’entità astratta e, in alcuni casi, percepita come pericolosa. I Libri parlanti, invece, sono uomini e donne in carne e ossa, persone da guardare negli occhi, con storie uniche da raccontare. Durante l’incontro, queste persone hanno condiviso i loro percorsi di vita, dimostrando quanto sia riduttivo definirle semplicemente “migranti”. Ognuno di loro ha una storia diversa: c’è chi ha lasciato il proprio paese per poter studiare, chi, già laureato, è stato costretto a fuggire per motivi di sicurezza, chi è arrivato per un periodo di studio e ha scelto di rimanere, chi ha seguito i consigli dei genitori.
Ognuno con il proprio bagaglio di esperienze, sensibilità, competenze e passioni. Tra loro, ben due hanno scritto libri profondi e toccanti, a dimostrazione della ricchezza culturale che portano con sé: Abdoulaye Ba “In inferna” in cui racconta il suo viaggio e che ha anche interpretato con il “Teatro periferico”; Lavdie Berisha “Vita e nonni speciali”, nel libro si evince l’umanità con cui svolge la sua professione infermieristica che l’ha portata dall’Albania all’Italia tra speranze e difficoltà, con il costante desiderio di aiutare gli altri.
Le classi che ci hanno accolto hanno compreso appieno il senso dell’incontro. Studenti e studentesse si sono dimostrati attenti, curiosi e rispettosi. Hanno ascoltato, fatto domande, si sono confrontati, dando vita a un vero scambio tra persone, tra sguardi che si incrociavano con la volontà di conoscersi, raccontarsi e ascoltarsi. Esperienze come questa sono fondamentali per costruire una società più aperta e consapevole, dove le storie individuali prevalgano sugli stereotipi e dove ogni persona venga riconosciuta nella propria unicità.
Ringraziamo la dirigente Angela Anzaldi, le prof.sse Maria Enrica Greco e Antonella Sonnessa che hanno accolto la nostra proposta, le studentesse e studenti delle classi 4a e 5a AFM, 4a e 5a SIA, 1Acat per averne ben compreso il senso come dimostrano alcuni commenti che di seguito riportiamo.
Classe 4a SIA: “Ci hanno insegnato che le difficoltà vanno affrontate e portano a traguardi che non avresti mai pensato di raggiungere. Ora vivono serenamente nel nostro Paese, si sono ricostruiti una vita migliore, senza dimenticare le loro origini. Ad esempio Aloyce manda parte del suo stipendio in Tanzania per “riscattare” la sorella di 14 anni, promessa sposa, al fine di permetterle di continuare a studiare. Ci ha molto colpito la storia di Abdoulaye, studente universitario senegalese, costretto a scappare dal suo Paese per aver partecipato a una manifestazione. Ha attraversato quasi tutta l’Africa, prima di raggiungere la Libia e imbarcarsi verso Lampedusa. Oggi lavorano tutti nel settore sanitario, dopo aver frequentato dei corsi infermieristici; addirittura Debora, che prima faceva la badante, pagava un’altra ragazza per curare il suo assistito mentre lei seguiva le lezioni. Abbiamo compreso che la diversità è una ricchezza e che ascoltare le storie degli altri può cambiare il modo in cui guardiamo il mondo”.
Classe 4a AFM: “L’incontro che la classe ha svolto lo scorso martedì è stato da tutti considerato non solo “interessante” ma anche proficuo. Spesso si parla di migrazione, il più delle volte lo si fa male. Questo progetto ci ha dato la possibilità di conoscere storie di vita vera, una narrazione necessaria a ridare dignità alle persone costrette a migrare e lontana dagli stereotipi che sentiamo spesso ripetere. Abbiamo imparato quanto sia importante prendere coraggio e cambiare la nostra vita, affrontare pregiudizi e rispondere a tono, ma soprattutto, con la storia di Deborah, che le mamme, indipendentemente dall’etnia e dal paese, sono sempre uguali. Abbiamo visto il desiderio di rivalsa e la capacità di portare a tutti, dalle strade ai teatri, la propria storia; il valore dell’istruzione e il nostro privilegio, combattere per le nostre idee. Denominatore comune dei racconti è stato l’invito a viaggiare, a scoprire culture diverse e non fermarsi. Ne siamo usciti tutti arricchiti di storie e lezioni di vita, lo consiglieremmo sicuramente ad altre classi. La modalità a rotazione è stata utile a farci conoscere meglio ed evitare la dispersione dei discorsi, è stato però un peccato non aver avuto il tempo necessario affinché ognuno di noi ascoltasse tutte le storie.”
Classe 5a AFM: “È stato un incontro molto interessante e utile per sentire storie che ci hanno aiutato a capire cosa deve passare chi emigra da condizioni molto sfavorevoli in cerca di una vita migliore e chi si prende cura degli anziani e persone con difficoltà. Sicuramente ci ha fatto aprire gli occhi su vicende complicate che spesso non vengono trattate quando si parla di immigrazione”.
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